Il dolore per un bambino mai nato
Quando il dolore entra nella coppia: affrontare insieme la perdita di un figlio prima della nascita
Il dolore che non si vede, ma pesa sul cuore.
Ci sono dolori che si vedono e dolori che restano invisibili agli occhi degli altri. La perdita di un figlio prima della nascita è uno di questi. Non ci sono foto da mostrare, ricordi da raccontare, eppure dentro di noi resta un vuoto profondo. Un’assenza che pesa.
Per una coppia, attraversare questo lutto può essere devastante. A volte ci si avvicina di più, altre volte si diventa estranei. Si soffre insieme, ma non sempre nello stesso modo. E questo può creare una distanza ancora più dolorosa.
Due cuori, due modi di soffrire.
Ogni persona affronta il dolore a modo suo.
- Per chi portava quel bambino dentro di sé, il corpo diventa un promemoria costante: il pancione che non cresce più, il latte che magari arriva lo stesso, il senso di vuoto fisico ed emotivo.
- Per chi stava accanto, spesso il dolore è più silenzioso, quasi nascosto. Non si ha vissuto il cambiamento fisico, ma il cuore è lo stesso spezzato.
Ecco dove nasce il rischio di fraintendimenti: chi si chiude in sé stesso può sembrare distante, mentre chi cerca di parlarne può sembrare “troppo fragile”. Il dolore non si misura, non si confronta. Ognuno ha il suo modo di elaborarlo, e l’importante è non perdersi di vista.
Quando il dolore crea distanza.
Dopo una perdita così grande, la coppia può entrare in crisi. Non perché ci si ama di meno, ma perché il dolore cambia il modo di stare insieme.
- Alcuni vogliono parlare, altri preferiscono il silenzio.
- Qualcuno cerca di tornare alla normalità il prima possibile, altri hanno bisogno di più tempo.
- C’è chi si sente in colpa e chi ha paura di guardare avanti.
Il rischio? Sentirsi soli anche in due.
Se vi accorgete che il dolore sta creando un muro tra di voi, fermatevi. Chiedetevi: “Come stai davvero?“. Non cercate di “aggiustare” il dolore dell’altro, ma ascoltatevi senza giudicare.
Il senso di colpa e la paura del futuro.
Quando si perde un figlio prima della nascita, il senso di colpa è uno dei sentimenti più difficili da affrontare. In un primo momento, spesso viene proiettato all’esterno: “E se il ginecologo avesse fatto qualcosa di più?”, “Forse non mi hanno seguita bene”, “Se avessimo scelto un altro ospedale?”.
È naturale cercare un colpevole fuori da sé, perché l’idea che sia successo qualcosa di incontrollabile è insopportabile. Poi, però, il senso di colpa può rientrare dentro di noi, diventando ancora più doloroso:
- “È stata colpa mia?”
- “Avrei dovuto accorgermene prima?”
- “Forse ho fatto qualcosa di sbagliato?”
Questi pensieri possono consumare la coppia, perché ognuno li vive in modo diverso. Alcuni cercano subito una nuova gravidanza per “rimediare”, altri si bloccano per la paura di rivivere lo stesso dolore.
Il punto è capire che non c’è un modo giusto o sbagliato di affrontare questo lutto. E che, nella maggior parte dei casi, non c’è nessuna colpa reale, solo il bisogno umano di dare un senso a qualcosa che un senso non ce l’ha.
L’intimità che cambia.
Dopo una perdita, la sessualità può diventare un tema delicato.
- C’è chi ha paura di ricominciare.
- C’è chi sente il bisogno di avvicinarsi fisicamente per ritrovare la connessione con il partner.
- C’è chi, semplicemente, non riesce più a guardare il proprio corpo senza provare dolore.
L’importante è rispettare i tempi di entrambi, senza forzare, senza evitare. Parlarne, ma soprattutto ascoltarsi.
Se il dolore divide invece di unire.
Non sempre l’amore basta a superare un lutto. Se sentite che il dolore vi sta separando, che non riuscite più a comunicare o che la sofferenza sta diventando troppo pesante, chiedere aiuto non è un segno di debolezza.
La terapia di coppia può essere uno spazio sicuro in cui elaborare il dolore insieme, senza il rischio di sentirsi soli o sbagliati. Non per dimenticare, ma per imparare a convivere con quella mancanza senza che distrugga tutto il resto.
Insieme, anche nel dolore.
La perdita di un figlio prima della nascita è una ferita profonda, ma non deve essere una ferita che separa. Ogni coppia ha il proprio modo di affrontare il dolore, ma la cosa più importante è non smettere di guardarsi negli occhi, di ascoltarsi, di esserci.
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